Chi siamo

CILSI – Confederazione Italiana Lavoratori e Sindacati Indipendenti nasce ai sensi dell’art.39 della Costituzione della Repubblica Italiana e dell’art.36 del Codice Civile, ad iniziativa di un congruo gruppo di lavoratori provenienti da vari settori produttivi. 

Viene alla luce da una costola di una grossa confederazione autonoma in una fredda mattina del 2006, domenica 29 gennaio, ma nel calore umano cordiale, solidaristico ed entusiastico dei convenuti, consapevoli di creare un organismo indipendente, una struttura di nuova iniziativa, uno strumento di tutela interamente gestito dai lavoratori.

All’art.2 dello Statuto confederale  - Allegato “A” all’Atto costitutivo che verrà registrato al n.591/3 il lunedì successivo, 30 gennaio, presso il competente Ufficio Napoli 3 dell’Agenzia delle Entrate, con attribuzione del codice fiscale 95074090630 -  i lavoratori convenuti hanno voluto codificare due concetti nuovi rispetto al sindacalismo tradizionale, strettamente legati insieme dalla fantasia creativa, costruttiva dei Soci fondatori:  la nuova Confederazione associa, uniti tutti in un’unica struttura, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, pensionati, disoccupati, inoccupati. E ciò, indipendentemente dal settore lavorativo, dalla categoria di appartenenza, dalle condizioni socio-economiche. Ci si attiva tutti assieme, si attuano iniziative sociali, di tutela del lavoro, solidaristiche, senza la sigla settoriale di Federazione. Inoltre, i lavoratori della CILSI sono associati in un rapporto che rimarrà sempre paritario e reciproco, qualunque carica sarà rivestita o incarico attribuito all’interno del sindacato.

Alle tradizionali masse operaie della grossa industria, ai produttori dell’artigianato, agli addetti al pubblico trasporto, alla gente dell’aria, alle associazioni corporative professionali, al personale docente e non docente della scuola e dell’università, al personale medico e paramedico dell’organizzazione sanitaria nazionale, agli addetti agli studi professionali, ai lavoratori immigrati in Italia, ai lavoratori italiani all’estero tutelati dai nostri Istituti di patronato, alle altre numerosissime categorie produttive ingabbiate nelle Federazioni sindacali di ogni settore senza un comune denominatore, si aggiunge il 29 gennaio 2006 una piccola entità associativa, allo stato nascente, ma con struttura e formula nuova nell’iniziativa e nei progetti. Un sindacato democratico, solidaristico, indipendente: un sindacato di cittadini lavoratori, destinato a crescere, e attualmente già in forte espansione, con il prioritario obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle principali esigenze di stato sociale e sui grossi temi innovativi in materia di lavoro, produttività e occupazione, piuttosto che sconfinare in conflitti non pertinenti e in lotte tra partiti politici.   

Art.39 Costituzione.  Come è noto non solo nel mondo del lavoro, l’art.39 della Legge fondamentale dello Stato evidenzia in primo luogo che all’organizzazione sindacale, in quanto libera, non possono essere imposti obblighi, con la eccezione della registrazione presso i competenti uffici locali o centrali della Nazione; in secondo luogo, che la registrazione avvenga a condizione che gli statuti sanciscano un ordinamento interno, una organizzazione a base democratica. Pertanto ai sindacati registrati si sarebbe dovuto riconoscere la personalità giuridica, ma questo dettato costituzionale non è stato attuato dal legislatore, perché non vi è stata in Parlamento la volontà politica di assoggettare l’attività sindacale a vincoli giuridici, e ciò anche per motivi connessi alla sfera di opportunità e interessi partitici. La conseguenza è stata ed è la mancanza di regole precise e trasparenti, nonché di controllo dell’attività nel rispetto di tali regole (iscritti, finanziamenti, autofinanziamenti e loro utilizzazione, democrazia interna al sindacato, diritti e doveri dei semplici iscritti e di quelli rivestenti cariche sindacali, compiti del sindacato, rapporti esterni e relazioni industriali, rispetto delle norme statutarie e regolamenti connessi, talvolta abusi di potere e via dicendo).

Non si trascuri l’intreccio con un’altra carenza di attuazione, anch’essa per mancanza di volontà politica, quella della regolamentazione del diritto di sciopero, prevista dall’art.40 della Costituzione. Si è indubbiamente abusato, in varie occasioni, del diritto allo sciopero, a volte decretato dal sindacato senza una preventiva consultazione dei lavoratori interessati, altre volte addirittura con decisioni verticistiche     delle Segreterie o di singoli Segretari, senza delibere degli organi statutari. I vari tentativi di varare ed applicare norme di autoregolamentazione del diritto in parola fallirono, e ciò non proprio per responsabilità del sindacato, piuttosto per la mancanza di un altrettale impegno relativo ai comportamenti di imprese e aziende, molte delle quali incrementarono abusi e soprusi. Questi episodi non furono estranei a rotture interne alle OO.SS.  Era inevitabile che la mancanza di leggi e regole relative all’attuazione dell’art.39, ma anche dell’art.40, comportasse, da un lato, una frantumazione di sigle e una riduzione di efficienza del sindacato; dall’altro, una invasione di campo nelle competenze di altre istituzioni, tanto che per alcuni decenni si è parlato di “pansindacalismo”. Il sindacato, soprattutto quello cosiddetto “unitario”, si attribuiva svariati compiti, anche lontanissimi da quelli previsti dalla sua istituzione.  E poiché alla detta carenza si sono trovati di volta in volta rimedi all’occorrenza, ma neppure preventivati e organici, è ora impensabile che in futuro si possano dare attuazione ai princìpi costituzionali in argomento, agitando le acque ormai stagnati.  Per questo motivo CILSI ritiene necessario che siano superati gli schemi obsoleti di un sindacalismo ormai inattuale e che si attuino innovazioni capaci di rivitalizzare l’indispensabile istituzione del sindacato, restituendo efficienza alle OO.SS. , libertà e democrazia agli iscritti, equilibrio di potere tra cittadini-lavoratori e istituzione dello Stato.

Art.36 codice civile, altro punto di riferimento della nascita di CILSI.  Facciamo, allora, un brevissimo cenno a questa altra fonte normativa alla quale si riferisce la costituzione della nostra organizzazione sindacale. Non essendo i sindacati costituiti con personalità giuridica, CILSI è una associazione di fatto e rientra nell’ampia schiera della stragrande maggioranza dei soggetti derivanti dalla innata capacità di associazionismo, di volontariato e di solidarietà di noi Italiani. Il settore è quello dell’organizzazione sindacale dei lavoratori associati per una attività comune di autotutela. L’ordinamento interno della nostra O.S. è regolato dalle delibere dei lavoratori associati e, in loro rappresentanza, dagli organi statutari eletti nei congressi.  I congressi di base, e gli organi da questi eletti, costituiscono le associazioni locali facenti capo alla nostra confederazione nazionale, ma non sono sue articolazioni organiche, bensì strutture indipendenti con propria legittimazione organizzativa e negoziale, la loro nomina e la revoca essendo di competenza dei congressi locali e non nazionali, purché non in contrasto con la lettera e lo spirito del nostro Statuto confederale di riferimento.

Con il prossimo suo ingresso nella CESI, la grande Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti, la Confederazione CILSI, idealmente molto vicina a questa organizzazione europea, si avvantaggerà della tutela dell’art.28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: a livello comunitario l’azione dei sindacati viene considerata con particolare riguardo alla negoziazione, alla contrattazione e al ricorso ad azioni collettive in favore degli iscritti.